|
 |
La soffiatura
La possibilità di soffiare il vetro per conferirgli la forma desiderata, fu scoperta sul finire del primo secolo a.C. in Medio Oriente, in particolare lungo la costa fenicia. La tecnica conobbe rapida diffusione e rappresentò fino al XIX secolo il metodo più comune per la produzione di recipienti. Utilizzando un tubo di ferro detto "canna", le cui dimensioni possono variare, l'artigiano preleva dal forno a crogiolo ("padella") la quantità di vetro fuso sufficiente alla formatura (fig.1). Poichè il materiale è allo stato pastoso, la porzione prelevata assume l'aspetto di una grossolana goccia chiamata "bolo", "pera" o "paraison". Il bolo, appena tolto dalla padella è troppo fluido e tende a cadere, per cui viene raffreddato facendolo roteare su una piastra metallica con la canna in posizione orizzontale.
Questa operazione serve a regolarizzare la superficie del bolo, facendogli assumere una forma cilindrica. A questo punto il soffiatore pone la canna in una posizione verticale e comincia a soffiare aria dentro il bolo (fig.2), che gradualmente si gonfia. Per ottenere la forma desiderata è necessario procedere in più tempi, riscaldando fino al punto di plasticità solo la parte dell'oggetto che deve essere ulteriormente allargata. La soffiatura avviene, dopo che il bolo è stato introdotto tra le due parti incernierate di uno stampo metallico, così che, gonfiandosi, il vetro vada ad accostarsi alle sue pareti interne assumendo la forma. |